Cani antidroga, anticontrabbando, antivalanga, antiterrorismo.

            L’eccezionale fiuto dei cani-poliziotto ha permesso di sventare i tentativi più svariati di nascondere la droga nelle bombole del gas, nelle camere d’aria delle biciclette, nelle borse dell’acqua calda o saldata nelle lamiere delle automobili o di confonderne l’odore con benzina, borotalco, pepe, cipolle, naftalina, pesce, uova marce o addirittura urina di cane. La domanda più ricorrente è la seguente: “e’ vero che i cani antidroga vengo drogati?”. La risposta è decisamente “NO”!.

            L’addestramento del cani antidroga si basa sull’attitudine del cane al gioco. Ecco come avviene: innanzi tutto occorre una rigorosa selezione sia dei militari (volontari ed appassionati cinofili) che dei cani: soggetti sani, vivaci e nervosi. I più adatti sono quelli irrequieti che tendono a mordere tutto ciò che riescono ad afferrare, con molta ossessività nei confronti degli oggetti conquistati e che posseggono un’attività investigativa notevole, cioè che amano ispezionare gli ambienti nuovi. Il tutto chiaramente senza dimostrare paura. L’abbinamento uomo-cane non è casuale: viene valutato il carattere di entrambi onde ottenere un perfetto “feeling”. Dopo un periodo di “affiatamento” inizia il lavoro: sette ore al giorno di addestramento all’obbedienza di base (seduto, terra, piede, vieni ecc). SI inizia poi a lanciare una pallina da tennis (con la quale si era già lavorato nel corso di obbedienza, stimolando il cane e premiando con essa) questa volta impregnata di odore di marijuana. Si sfrutta così l’istinto predatorio del cane che associa la palla (=preda) all’odore dello stupefacente. Tale gioco verrà effettuato aggiungendo sempre nuove difficoltà: lunghezza del lancio, direzione del vento, condizioni metereologiche ed ambientali, configurazione del terreno ecc. La pallina da tennis verrà poi sostituita con un manicotto, quadrato di tela spugnosa ed arrotolata nel quale è nascosto e legato un sacchetto di droga. Effettato il ritrovamento, il sacchetto viene sfilato e la ricompensa per il cane è il gioco del “tiro alla fune” con il manicotto che costituisce il vero giocattolo per la conquista del quale il cane è disposto a fiutare per ore, mordere e strappare: comportamento questo innato nel cane e che gli procura intensa soddisfazione. Gli esercizi di ricerca vanno poi effettuati simulando la realtà, nascondendo la droga in una valigia confusa tra tante, addosso ad una persona da individuare in un gruppo, ecc. Al ritrovamento il conduttore dovrà sempre premiare il cane con il gioco del manicotto.

            Trascorsi due mesi di intenso addestramento e superato un rigoroso esame, dalla ricerca dell “droghe leggere”, si passerà a quella delle “droghe pesanti”.

            Sfruttando altre droghe caratteriali del cane, dopo il corso di obbedienza, l’addestramento può essere volto all’enti terrorismo, mediante il quale un soggetto che in condizioni normali si mostra tranquillo, se “lanciato” dal conduttore diventa particolarmente bravo ad afferrare un “male-intenzionato”, incurante di eventuali spari che anzi, lo eccitano.

            Anche per i cani antivalanga alla base dell’addestramento c’è il gioco del manicotto di tela imbottita di stracci. Dopo l’usuale gioco del “tira e molla”, il manicotto viene affidato ad estranei in modo che il cane associ l’odore dell’uomo al “gioco del manicotto”, gioco questo che viene ripetuto anche quando il cane finisce per cercare solo gli odori dei corpi umani. Contemporaneamente il cane verrà allenato a camminare lungo percorsi accidentati ed in condizioni disagevoli, mentre in palestra verrà sottoposto ad esercizi di equilibrio. Il conduttore dovrà inoltre insegnare al cane a “segnalare” il ritrovamento raspando ed abbaiando, poiché in caso di catastrofe non sempre è possibile il contatto visivo.

 

(fonti di informazione: “Scienza e vita” n°4 aprile ’83 e “Atlante” dicembre 84)